Come nasce l’idea di un Viaggio di Gruppo in Isalnda

21 Giugno 2012 sessione di esami estiva conclusa al meglio e finalmente con la testa più vuota che libera si può pensare a quello che mi piace di più. 

L’idea del tipo di viaggio che avrei voluto intraprendere quell’estate era l’unica cosa che mi riempiva la testa in quel momento. Dopo aver visto un film come “Into the wild” (2007, Sean Penn) è difficile non rimanerne folgorati. 

Una storia vera, Alexandre Supertramp ragazzo Californiano che decide di lasciare tutto e partire per raggiungere la Natura più selvaggia in Alaska (se non l’avete visto ve lo consiglio vivamente Link per vedere il film).

Bene l’idea era quella di immergersi nella Natura il più possibile restando in zona. Come prima scelta, la Norvegia, che con i suoi maestosi fiordi si estende per non so quanti (ma tanti) chilometri in lunghezza fino a Capo Nord. 

In compagnia del buon Lorenzo iniziammo ad informarci sui prezzi e la tipologia di viaggio da intraprendere, pensammo di arrivare in aereo ad Oslo e poi muoverci in treno fino a Capo Nord, ma cercando su internet scoprimmo 5 cose: 

  1. non esisteva volo diretto per nessuna città norvegese
  2. non esisteva un rete ferroviaria che ci permettesse di raggiungere le mete che ci interessavano
  3. i voli costavano tantissimo
  4. i mezzi pubblici costava ancora di più
  5. non saremmo potuti arrivare a Capo Nord

Sfiduciatissimi decidemmo di passare e di vedere qualche meta un po’ più alla portata. 

Carlo D. sicuramente ricorderà il giorno in cui lo chiamammo dicendoli che avevamo deciso di andare a Barcellona, naturalmente andare a Barcellona era economico ma non rappresentava nemmeno lontanamente un minimo di quello che avremmo voluto fare quell’estate! 

Volevamo fare una coda into the wild e non andare per discoteche e robe del genere!

Lui ci minaccio dicendo che piuttosto si sarebbe buttato dal balcone o che avrebbe smesso di fumare, al che preoccupati per le minacce scartammo anche l’idea catalana e tornammo a considerare la luuunga Norvegia.

La svolta arriva un pomeriggio a cavallo fra Giugno e Luglio quando il latitante Lorenzo mi chiama. 

Prima di dirvi che cosa mi disse vi spiego perché latitante, dovete sapere che il caro amico Lorenzo è famoso per le sue latitanze giustificate con dure sessioni di studio (su questa ultima parte tutt’oggi tutti sono ancora dubbiosi).

Tornando a noi il telefono squilla, Lorenzo che, chissà che cazzo stava facendo, mi dice perché non provi a vedere se ci sono voli per l’Islanda??

Non permettendoli nemmeno di concludere la frase, mi precipitai su www.skyscanner.it sito che compara tutte le tratte offerte dalle varie compagnie aeree, sul quale è risaputo io smanetti dalle 30 alle 40 volte al giorno facendomi mille viaggi e programmi che 1 volta su 100 si realizzano. 

Piccola parentesi, quando uso skyscanner lo utilizzo solamente per vedere quali sono le tratte poi solitamente cerco di prenotare direttamente sul sito della compagnia aerea per risparmiare qualcosa. 

Il risultato fu questo, c’erano voli per l’Islanda, precisamente per Keflavik dove si trova l’unico aeroporto internazionale, ma bisognava fare 2 scali con diverse compagnie; i prezzi non erano disastrosi erano più o meno gli stessi della Norvegia.. ma fermatevi un momento.. ci siamo scordati una cosa ..ma cosa c’è in realtà in ISLANDA??????

Molti, e vi assicuro che non sono pochi, confondono l’Islanda con l’Irlanda, ma va bè nessuno studiava geografia a scuola quindi perdoniamoli, ma noi che abbiamo preso in considerazione di andarci forse dovremmo documentarci un po’. 

Fu così che mi innamorai.

Su internet esistono molti siti che offrono itinerari guidati (www.viaggioinislanda.it e www.islanda.it sono i primi due che mi vengono in mente) da qui si può prendere spunto per creare il proprio itinerario.

Ci si può muovere con i pullman che percorrono tutta la costa in senso orario e antiorario oppure affittare una macchina, economicamente non c’è differenza ma la macchina è sicuramente l’opzione migliore in quanto vi permetterà di non avere orari ma sopratutto di andare dove volete !

Consultando i vari siti internet è facile trovare immagini dell’Islanda, sembrano tutte uscite da film di folletti diretti dal nostro Luigi o robe del genere ma fidatevi gente che quello che c’è lì è davvero così, è tutto troppo magico, ma andiamo con ordine di questo ne parleremo dopo.

Avevamo prenotato in 4 io (Carlo L.) , Lorenzo e  Carlo D&Donato (che diventeranno le Giovani Marmitte durante questo viaggio), il nostro Luigi invece si era già organizzato per un’escursione al Cern di Ginevra dove lo attendevano per trovare la particella di Dio. 

Ormai eravamo dentro. Bisognava solo partire!

26 Agosto 2012, uno dei quei giorni che ti segnano per tutta la vita probabilmente.

Andare in Islanda vuol dire davvero tornare con occhi diversi a casa. 

Probabilmente da quando sono tornato non è passato nemmeno un giorno senza che ripensassi a quei fantastici paesaggi . Ma basta a parlare è arrivato il momento di descriverli.

Il nostro volo, o meglio i nostri voli, partivano da Bari facendo tappa a Bologna e Berlino per arrivare in fine a Keflavik e poi ripassare da Berlino, Milano e ancora Bari.

Si per risparmiare bisogna anche mettere in conto di fare salti qua e là per mezza Europa, il primo giorno inevitabilmente se ne andò tutto di viaggio fra un aeroporto e l’altro.

9am ed eravamo già a Bologna dove la temperatura oscillava fra i 60° e i 70° , e vedendo il cemento sciogliersi optammo per aspettare il prossimo aereo in aeroporto al fresco incollati ai climatizzatori. 

Per le 12am atterrammo a Berlino dove ci attendeva uno scalo di ben 7 ore. La temperatura era decisamente più clemente così non ci facemmo pregare e il primo bus disponibile ed eravamo già in centro a pranzare da Burgermeister con quello che a nostro parere è il migliore hamburger mai mangiato.

Burgermeister? Per chi non lo conoscesse è un ex bagno pubblico trasformato in un chioschetto che sforna hamburger ai berlinesi 24 ore su 24 o quasi. 

Non eravamo nuovi a Berlino, ci eravamo già stati a Pasqua dell’anno prima un po’ più da turisti che da viaggiatori, dispersi fra musei di giorno e discoteche di notte.. ma questa è un’altra storia!

Così dopo aver chiaramente esagerato con una decina di hamburger in quattro persone decidemmo di rotolare, si perché ormai non eravamo più in grado di camminare, qualche centinaia di metri più in là nel paradiso chiamato club the visionair(da vedere come si scrive). Cos’è? Un bar.. ma alla berlinese! Per cui niente pensionati che giocano a tressette ma giovani. La location è semplicemente straordinaria. Una zatterona su un affluente della Sprea e musica che sembra fatta pensando a quel posto. Fu li che passammo il nostro scalo berlinesi. a pascere sotto degli splendidi salici che fanno da soffitto al club. 

Cosi rilassati più che mai, ritornammo in aeroporto ci attendeva ancora l’ultimo volo in notturna, direzione ISLANDA!

Il volo aveva una durata di circa 4 ore, forse , mischiandosi con le 2 ore di jetleg confondeva completamente le idee. Ma non era importante , prima o poi saremmo scesi. 

Il volo fu .. ehm, in aereo c’erano… ad esser sincero del volo posso raccontarvi poco e niente, dopo che le hostess della lufthansa ci donarono quel cuscino e coperta per dormire fu il buio totale. Era stata una giornata lunga e il sonno si fece sentire.

Non so se i miei compagni dormirono tutto il volo come me, ma fortunatamente il pianto di un bambino mi svegliò proprio durante la discesa. Si per fortuna perché potetti vedere dal finestrino uno spettacolo unico; per prima cosa c’era la luce in cielo ed era mezzanotte passata e poi la terra sbuffava ovunque, erano chiaramente visibili vulcani e pozze che emanavano fumo verso di noi quasi a dire noi siamo qui!

Atterrati, intontiti recuperammo i nostri zaini che avevamo salutato la mattina. 

Per quella notte avevamo prenotato un piccolo appartamento su booking.com, che grazie alle sue “offerte intelligenti” ci permise di risparmiare qualcosa e farci pagare una dozzina di euro a testa per dormire. La prenotazione comprendeva anche un servizio trasporto dall’aeroporto ed infatti ad aspettarci fuori c’era un simpatico signore con un cartello con scritto “CARLO ITALY”. Usciti dall’aeroporto l’aria era tanto fredda quanto pulita rispetto a quella che avevamo lasciato a Berlino, ma ci fece riprendere all’istante. Aspettavamo di trovarci di fronte ad un pulmino o qualcosa del genere, non sapevamo che in Islanda anche chi adesso non ha un euro ha comunque una macchina lussuosa. Infatti abbiamo scoperto solo successivamente che prima della crisi del 2008??  le banche ti buttavano in faccia finanziamenti e cose del genere per comprarti una macchina o una casa, diciamo un pò come succede in Italia…  nei sogni! 

Da Keflavik percorremmo una specie di strada statale deserta e senza luci, ci pensava il cielo ad illuminare, in direzione Gardur. Gardur in islandese vuol dire “magico” e quel posto davvero qualcosa di magico ce l’aveva. 

Percorrendo la strada ci guardavamo intorno ancora increduli, è difficile realizzare che sei in Islanda e che da li a poco il solo sarebbe sorto (da notare che erano l’1 di notte).

Eravamo a nord di Keflavik, alla punta di una penisoletta che guardava alla Groenlandia, stavamo per andare a dormire quando vedendo lo spettacolo dalle finestre sulle ali dell’entusiasmo e dell’adrenalina uscimmo in esplorazione del territorio.

C’era un faro che dominava le casette dei pescatori e che segnalava la presenza della terra ferma ai navigatori, il cielo aveva un colore particolare, quasi un viola chiaro con le nuvole che coprivano il sole, ma lui già c’era lì dietro da qualche parte.  

Facemmo qualche foto credendo quasi che non avremmo avuto più occasioni di ammirare un panorama del genere ma non potevamo nemmeno lontanamente immaginare che cosa la natura era pronta a regalarci da li in poi. 

Laguna Blu

Come nostra buona abitudine sveglia presto e subito in viaggio, si perché è condizione obbligatoria quando comprimi programmi di viaggio da 20 giorni nella metà dei giorni. 

Per il primo vero giorno in terra islandese il nostro programma vedeva come prima tappa Laguna Blu.

Laguna Blu è una gigantesca pozza di acqua calda all’aperto dove gli islandesi vanno a farsi il bagno,  la nostra guida Lonely Planet nella classifica delle 10 cose da vedere assolutamente la inseriva al primo posto e di certo non potevamo saltarla. 

L’atmosfera che si respira sulla strada per arrivare è già molto particolare, infatti ai bordi della strada scorrono acque bollenti che naturalmente attirano la nostra curiosità, e questa sarà solo la prima delle volte che ci fermeremo per fare foto nel bel mezzo del niente!

Blue Lagoon insieme a quello che chiamano golden circle (quest’ultimo comprende il thingvellir, geyser e la cascata di Gulfoss) , è la zona più vicina alla capitale Reykjavìk ed è anche senza dubbio la più internazionale e di conseguenza quella presa più di mira dai turisti, quindi non si respira ancora quell’aria di natura e solitudine che ci aspetterà più avanti.

Infatti arrivati a Blue Lagoon tantissimi pullman pieni di turisti popolavano la zona.

Il biglietto per Blue Lagoon per un solo giorno è certamente troppo caro per gli studenti (35€ a persona circa, 17000 isk n.b. nei posti più turistici intorno a Reykjavk vengono esposti prezzi in € e in isk, che è la valuta locale, vi conviene sempre pagare in isk in quanto i prezzi in euro sono senza dubbio gonfiati e arrotondati per eccesso.) ma grazie ad un consiglio di un amico islandese che conosceremo più tardi, con un “mi piace” su Facebook alla pagine ufficiale di Blue Lagoon riuscimmo ad usufruire di un piccolo sconto, a dire il vero quasi insignificante, ma vedendo come la nostra guida descriveva questo posto non potevamo certamente saltarlo, e allora decidemmo di andare sacrificando il nostro stomaco a qualche scatoletta di tonno in più.

Entrati ci sono degli spogliatoi ben attrezzati (ci mancherebbe visto i soldi che si sono fregati per entrare!!) dove ci si spoglia e si lascia la propria roba, e prima di andare in acqua tutti passano per delle docce a darsi una bella sciacquata. 

Fatto questo con asciugamano sotto braccio si esce all’aria aperta ad affrontare, tutti ancora bagnati dopo la doccia, l’aria fresca.. anzi freschissima.. forse fredda.. o freddissima o meglio dovrei dire ghiacciata!!!

Ma subito dopo arriva la pace dei sensi infatti quando ci si cala(è vietato tuffarsi) nell’acqua che sfiora i 40 gradi bè è davvero una goduria unica.

Il momento è veramente epico, leggiadri ci muovevamo qua e là nell’acqua calda avvicinandosi a sorgenti che emanavano vapore e zolfo in quantità, le nostre giovani marmitte guardavano invidiosi le pozze che buttavano così tanto fumo, il nostro Censore che originariamente è anche fotografo si metteva le mani nei capelli (quei pochi che svolazzavano all’epoca) per non avere con sé la sua amata reflex e infine io me ne stavo arenato a riva con la pancia all’aria, a momenti credettero anche che fossi morto.

Dopo un tempo indeterminato era il momento di muoversi , è inutile dire che uscire non fu per niente facile l’aria fuori come già ben sapete era seriamente ghiacciata e il tragitto fino alle docce sembrava più lungo di una maratona. 

Una volta dentro consiglio importante è farsi più volte lo shampoo, infatti l’acqua della laguna è piena di zolfo e quest’ultimo fa indurire i capelli, quindi un paio di shampoo in più possono essere d’aiuto a farli ritornare alla normalità.

Un consiglio importante, se avete intenzione di intraprendere un viaggio in Islanda riservate Blue Lagoon come ultima tappa del vostro viaggio perché sarà un ottima occasione per farvi riprendere al meglio dalle lunghissime giornate che vi riserverà la variegata natura islandese! Per altre informazioni http://www.bluelagoon.com

Reykjavik

Di nuovo in viaggio destinazione Reykjavik, capitale dell’Islanda, conta più della metà di tutta la popolazione islandese con i suoi 119mila abitanti, si decisamente per essere una capitale è senza dubbio piccola.

Da vedere di monumenti musei e robe culturali a Reykjavik c’è davvero poco e niente c’è la chiesa principale che è davvero carina in stile moderno, consiglio di salire sul campanile per godersi forse l’unica vista dall’alto offerta da un’opera umana in Islanda. Così come prima tappa abbiamo scelto un chiosco di hot dog, non uno come gli altri infatti qui qualche anno fa il presidente degli stati uniti bill clinton lo definì l’hot dog più buono del mondo, evidentemente non mangiava da un mese o era il primo hot dog che mangiava in vita sua, infatti almeno per me fu una totale delusione, l’unica nota positiva è che non costa tanto, per lo meno avevamo pranzato!

Sempre lì avevamo appuntamento con un amico di Carlo D., un ragazzo conosciuto ad un incontro di intercultura a Riga, il simpatico Aron. 

Arrivato più biondo che mai, ci portò a fare un giretto per la città, per qualche museo poco interessante e un passeggiata sul porto di Reykjavik dove passeggiando su un molo ci fece notare una cosa piuttosto bizzarra ma che lascia pensare parecchio, su un lato del molo erano ormeggiate la barche che offrono l’opportunità di fare whale-watching, ovvero andare in mare aperto a vedere la balene, cosa bellissima senza dubbio (se volete farlo il posto migliore di tutta l’Islanda è Husavik, ma ne parleremo più avanti) e dall’altro lato erano ormeggiate le barche che escono per PESCARE le balene.. può l’uomo essere così ipocrità? bè nella storia ha dimostrato che sa fare anche di peggio quindi non c’è più ormai da meravigliarsi!

Concluso il nostro tour per la capitale dell’Isalnda la sera il nostro Cicerone Aron ci aveva invitati ad un compleanno di una ragazza che festeggiava a casa sua in periferia di Reykjavik, non potevamo dire di no quale occasione migliore per conoscere un po’ di gente del posto?? E poi il nostro programma filava liscio avevamo tempo libero quella sera e così ci andammo.

Che dire… erano tutte bionde!

Vatnajoekull national park

Una Montagna che cade a perpendicolare su una distesa di prato non è un modo malvagio per iniziare la giornata, ancora meno se davanti ai tuoi occhi si distende la spiaggia di sabbia nera di Vìk con i suoi faraglioni a dominarla. Uno spettacolo niente male insomma!

Visitare una spiaggia non è una cosa molto facile, nel senso che è una spiaggia che cosa devi vedere esattamente? a questa domanda non ci sarò mai risposta, così decidiamo di passeggiare da un capo all’altro approfittando della fresca aria mattutina. La sabbia nera è davvero molto figa per noi abituati alla nostra sabbia color sabbia e quindi fra una foto qua e la , e qualche mezza arrampicata priva di ogni senso e forma di sicurezza la nostra visita è compiuta. Prima di dare il via alla giornata più lunga e stancante di tutte ci ricordiamo di avvisare la nostra amica Katrin che la sera saremmo arrivati nella cittadina in cui lavora. Così partiamo alla volta del ghiacciaio più grande del mondo dopo i poli, l’impronunciabile Vatnajoekull national park.

Dopo un oretta di percorso, eccoci li, per nostra fortuna appena arriviamo vediamo una visita guidata in partenza per scalare una parte del ghiacciaio, così io e l’amico Lorenzo prendiamo l’attrezzatura e saliamo sul vecchio scuola bus che adesso funge da trasporto per gli escursionisti. Gli altri due prodi compagni rifiutarono l’escursione e leggenda vuole che in quelle quattro ore abbiano affrontato una serie di sabbie mobili gelatinose non identificate, ma questa è un’altra storia e magari un giorno ve la racconteranno loro quando si decideranno a scrivere un post, probabilmente questa non avverrà mai.

Cosi eccoci al cospetto del Vatnajokull dove con la nostra guida proveniente dall’est europa così il suo fluente inglese ci accompagna in questa scalata. Per prima cosa ci istruisce su come utilizzare l’attrezzatura, ovvero 2 bacchette per camminare e poi dei copri scarpe con dei denti metallici che affondavano nel ghiacciaio per darci più aderenza, poi ci fa notare come il ghiacciaio è in continuo cambiamento infatti con il sole che prova a scioglierlo la guida stessa ammette che sarà impossibile vedere 2 giorni di seguito le stesse forme. L’escursione in totale è durata un 3-4 ore e fra bevute da acque di sorgente , qualche foto e un po’ di bacche selvatiche non è stata davvero niente male, magari se dovessimo avere un’altra occasione sceglieremmo un tipo di escursione un po’ più impegnativa quella che abbiamo fatto noi era magari più consigliata per gente che vuole stare tranquilla. 

Cascata Skaftafell

Cosi recuperate le due giovani marmitte ci apprestiamo a scalare una super montagna,( i miei polpacci indolenziti ricordano ancora perfettamente quel percorso!!) , per godere della vista di una splendida cascata, quella di Skaftafell.

Una sensazionale cascata in basalto rinchiusa in una montagna dove lo scorrere dell’acqua fa da padrone. Se qualcuno mi venisse a dire che l’Islanda è il posto migliore del mondo non faticherei a crederli, perché signori miei lì la natura comanda veramente e in un certo qual senso ti fa sentire più completo, un uomo senza natura non è perfetto, un uomo in mezzo a tonnellate di cemento armato non è il progetto del grande architetto. Un senso di pace incredibile ci avvolgeva e mentre lorenzo si scatenava in centinaia di migliaia di fotografia il resto della compagnia si concedeva una rinfrescata ai piedi indolenziti dalla scalata nell’acqua più gelida in assoluto, devo dire che dopo che perdi la sensibilità i primi minuti poi diventa davvero piacevole! 

Cosi dopo esserci goduti quel angolo di paradiso dopo una oretta abbondante ci rimettiamo in cammino, avevamo intenzione di arrivare da Katrin quindi dovevamo fare un bel po’ di strada, e il tempo ahimè stringeva!

Cosi lasciando quell’ennesimo spettacolo ritorniamo on the road.

La laguna ghiacciata di Jokursarlon!

Una delle cose belle dell’Islanda è che la strada è solo una, la road 1, quindi qualunque cosa ci sia da vedere la troverete sempre sul vostro percorso, e appunto stesso discorso vale per Jokursarlon è una laguna di 20 km quadrati formata da una parte d’acqua dolce dovuta all’apporto del ghiacciaio sovrastante e da una d’acqua salata proveniente dal mare.

Forse vi sembrerò ripetitivo ma ancora una volta uno spettacolo mai visto, qualcosa di incredibile, per fortuna ci sono le foto che possono convincervi più delle mie parole ma signori miei un altro scenario incredibile! 

Non potevamo che fermarci e rimanere li immobili ad ascoltare il silenzio e fotografare quell’ennesimo angolo di paradiso ghiacciato. 

In sottofondo c’è solo un leggero scricchiolio del ghiaccio che si scioglie e niente più.

Bè se qualcuno ispirato dal nostro blog un giorno decidesse di affrontare questo splendido percorso senza dubbio non dovrà omettere la laguna ghiacciata di Jokursarlon!

Cosi come sempre nei nostri viaggi il tempo è tiranno e allora bisognava partire anche da li.

Il Villaggio di pescatori di Breiðdalsvík

Eravamo diretti ad Est verso il piccolo villaggio di pescatori di Breiðdalsvík, dove la nostra amica Katrin lavorava in un piccolo albergo per viaggiatori per l’estate. 

L’est dell’Islanda principalmente è un territorio dominato dai maestosi fiordi, questa è anche la zona più lontana in assoluto dal “caos” della capitale, dove caos è davvero fra virgolette in quanto ricordo che ci sono solo 120 mila abitanti 🙂 , ma qui veramente non c’è un anima viva in giro, con quell’atmosfera l’uomo è bene che se ne stia da un’altra parte dove potrebbe soltanto rovinare. 

Cosi dopo una lunghissima giornata in tarda notte arriviamo a Breiðdalsvík dove troviamo ad attenderci Katrin, naturalmente siamo italiani e la mattina a Vik pensammo bene di comprare un po’ di pasta Barilla da portare in dono, così prima di crollare sui nostri materassi un bel piatto di pasta per tutti, in fin dei conti noi siamo Italiani e non possiamo farci niente!

Dopo una notte in quello che più si è avvicinato di più ad un letto vero durante questa spedizione islandese si riparte con l’amica katrin alla volta dei fiordi orientali!

Fiordi orientali Islanda

Forse la giornata più tranquilla senza una vera metà precisa a pascolo nella zona più dimenticata in assoluto dall’uomo di questa nazione, così dimenticata che sulla strada troviamo una cosa che forse in qualunque altro paese del mondo non sarebbe durata più di 24 ore. Nel bel mezzo del niente a bordo strada una piccola struttura verde dove all’interno si poteva comprare da bere o da mangiare , fino qui tutto normale ma la cosa assurda è che per pagare bisognava depositare i soldi in un cestino controllato da nessuno, naturalmente li dentro non c’era nessuno! può davvero ancora l’uomo avere fiducia nel prossimo? sicuramente starete pensando che da buoni italiani quali siamo ce ne siamo andati senza pagare, invece no il così grande senso di rispetto che hanno l’uno ne l’altro è contagioso più che mai, e non puoi far altro che adeguarti al loro grande modo di fare.

Come sempre la natura durante la strada ci regala grandi scorci e incredibili laghi sulle montagne??1 si cose mai viste davvero e alcune anche difficili da immaginare! Fino a quando non arriviamo a destinazione, un’isoletta a nord est dove la nostra guida lonely planet ci consiglia di andare per osservare le pulcinella di mare, meglio conosciuti come “puffin” dei simpatici uccelli colorati che vivono principalmente fra il nord della scozia e l’Islanda. 

Cosi via al bird-whatching che si trasforma in un immortala una pulcinella di mare, senza dubbio tutt’altro che facile visto la velocità con cui sfrecciavano da una parte all’altra dell’isolotto. 

Cosi dopo una rilassante mattinata a non fare essenzialmente niente scendiamo seguendo un percorso sulla costa che ci avrebbe riportati a Breidalsvik per passare un’altra notte da Katrin, ma sul percorso sempre grazie alla nostra mitica Lonely Planet sosta obbligatoria in un anonimo villaggio di pescatori dove vive un simpatico signore islandese che gestisce un’attività che si occupa di escursioni in Kayak. Così non ci facciamo pregare due volte.

Credetemi pagaiare nei fiordi orientali islandesi al tramonto è un’esperienza da fare, ma se una piccola balena bianca nuota fra i vostri Kayak accompagnandovi verso il mare bè allora diventa un esperienza da fare ASSOLUTAMENTE! 

Così felici più che mai ritorniamo alla base per riprendere energie per il resto del viaggio e per goderci una dormita sotto un tetto che non dispiace mai!

Avete presente quando dicono che prima di morire ti passa tutta la vita davanti? bè posso dirvi che è vero o almeno accade qualcosa di molto simile.. ma andiamo con ordine! 

HAFGRìMSSTADIR

Risvegliati nella simpatica Akureyri ci rimettiamo sulla strada direzione HAFGRìMSSTADIR che non è assolutamente una parolaccia ma il nome di una piccolissima città sperduta nel nord dell’Islanda. Vi starete chiedendo ma che ci andate a fare dove si perse cristo??

Bè la risposta è semplice RAFTING!

Infatti in questo angolo di mondo si trova l’Artic RAFTING (www.articrafting.com).

Dopo innumerevoli difficoltà per trovarla arrivammo a destinazione. 

La struttura è gestita da dei ragazzi nepaliani, molto in gamba e simpatici, che ci illustrarono tutte le possibilità di percorsi da fare. 

Naturalmente non avendo mai fatto rafting in vita nostra e sapendo solamente i principi base senza nessuna conoscenza specifica decidemmo bene di fare il percorso più difficile in programma, difficoltà 4 su 5 che wikipedia cataloga così 

Navigazione molto difficile. Onde forti e irregolari. Rapide lunghe che richiedono manovra attenta ed esperta. Presenza di rocce pericolose e mulinelli. Ricognizione preventiva necessaria. Chiede esperto navigatore, barca eccellente ed equipaggiamento di buona qualità.

Una durata totale di 7 ore di cui 4 in acqua riservato solo ai maggiori di 18 anni!!

In fin dei conti una volta nella vita ti trovi in Islanda a fare rafting perché non fare il più bello che c’è? 

Così dopo aver firmato la liberatoria che diceva che in caso di incidenti loro se ne lavavano le mani e aver pagato 19900 isk per probabilmente morire non ci restava che prepararci.

Per quanto riguarda l’attrezzatura è completamente fornita dalla Artic Rafting. 

Cosi indossammo le nostre tute di neoprene, che secondo il paranoico lorenzo se fossimo caduti in acqua se bucate ci avrebbero fatto affondare inesorabilmente e i caschetti di sicurezza vista la poco amichevole conformazione del torrente e i giubbotti galleggianti. 

Cosi insieme allo staff con un pulmino giallo old school partimmo verso l’inizio del percorso che si trovava ad almeno mezz’ora di tragitto.

Arrivati a destinazione la nostra guida, un cileno Ermin, che aveva lavorato in Italia e che grazie addio parlava molto bene italiano così  ci spiega le norme di sicurezza da adottare in caso di pericolo, e i comandi per pagaiare. 

Ormai era davvero tutto pronto, eravamo pronti per fare una delle esperienze più fighe in assoluto di tutto il viaggio!

Partiamo accompagnati da due ragazzi in kayak che avevano la funzione di soccorso in casi di pericolo, che ci stavano intorno e si divertivano mettendo in atto delle acrobazie incredibili. 

Nel primo tratto cerchiamo di prendere il ritmo e con la nostra guida iniziamo a prendere varie discese fino a quando a metà percorso arriviamo ad una che Ermin cataloga come la più difficile. Tre rapide in sequenza fra le quali c’era un buco.

Bè si questo buco proprio quello dove sono finito io con l’acqua che arrivava dall’alto della prima rapida e il risucchio da sotto della terza, miei cari lettori un disastro, non si usciva più attimi interminabili li sotto in cui davvero pensi che sia finita, ma dopo quello che per me è sembrato un anno ma probabilmente sarà stato un minuto di nuovo la luce, ma subito un’altra ondata mi riporta giù…. intanto il gommone aveva fatto un bel volo ma erano riusciti prontamente a rimetterlo dritto; il buon donato non se la spassava tanto meglio di me anche lui aveva fatto un bel volo dal gommone in acqua ma essendo caduto li vicino è stato subito tratto in soccorso dagli altri, ah si gli altri carlo d. e lorenzo che (solo al ritorno in italia) ci ha svelato che quando c’erano le rapidi posava il suo culo all’interno del gommone e non sul bordo come voleva la prassi. 

Insomma ero ancora li sotto ma fu di nuovo luce e seguendo le fantastiche norme di sicurezza che ci erano state spiegate in precedenza, mi misi di spalle al torrente che mi si faceva davanti e mi sono lasciato portare dalla corrente fino a quando non raggiunsi il resto del gruppo! 

Insomma tutto bene quel che finisce bene e proprio dietro l’angolo ci aspettava una sosta per una cioccolata calda e dei waffel in un piccolo banchetto allestito li dal conducente del pulmino giallo! 

Passato lo spavento per la caduta impugnamo le nostre pagaie e di nuovo in acqua tutto bene fino a quando non arriviamo in un altro punto dove Ermin ci fa fermare e ci propone di fare un tuffo da una scogliera di circa 9-10 metri. Ormai la morte l’avevamo già vista e peggio di prima non poteva esserci niente così non ci tiriamo indietro e seguendo l’impavido Carlo D. e il suo collega di sfumacchiate Donato anch’io e il buon Lorenzo ci lanciamo nel torrente! 

Nel resto del tragitto non abbiamo avuto altri particolari problemi, fortunamente è tutto filato liscio 🙂 Così dopo 4 lunghissime ore in acqua vediamo in lontananza la struttura dell’Artic Rafting, ce l’avevamo fatta ! 

Se doveste capitare da queste parti lettori cari non esitate a provare anche voi, adrenalina allo stato puro! 

Cosi esausti come non mai, un ‘altra giornata se n’era andata e salutati i nostri nuovi amici ci rimettemmo on the road per tornare verso la capitale! 

Il viaggio era quasi giunto al termine ma le sorprese per noi non erano ancora finite!

Viaggio al centro della terra

Il cerchio stava per chiudersi e i km scorrevano senza sosta ormai da una settimana.

Un po’ provati dalle scatolette di tonno e dagli innumerevoli Oreo, ci dirigevamo verso la penisola appena a nord di Reykjavik, Snaefellsnes.

Qui si trova forse il vulcano più famoso della storia della letteratura, chi di voi non conosce o almeno non ha mai sentito parlare di “viaggio al centro della terra” ? Bè proprio questo vulcano fu scelto da Verne come passaggio per il centro della terra appunto !

Infatti i due protagonisti del romanzo intrapresero il viaggio epico nel cratere guidati dal testo di un alchimista islandese che diceva:

Discendi nel cratere dello Jökull di Snefels, che l’ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore audace, e perverrai al centro della terra. La qual cosa io feci. Arne Saknussemm

Insomma ci sembrava scortese non accettare l’invito dell’amico alchimista!

Così decidemmo di aggirarla tutta tramite la strada panoramica n. 574 per arrivare alla punta dove si trovava il vulcano e provare anche noi a trovare il passaggio per le viscere della terra.

La penisola con i suoi fiordi rigogliosi , le scogliere spettacolari, le spiagge dorate ed i contorti campi di lava vulcanica si alternavano continuamente uno dopo l’altro per regalarci un ennesimo panorama meraviglioso.

Per il nostro ultimo giorno la natura non voleva lasciarci andare via senza averci fatto godere al massimo per l’ultima volta la sua spettacolarità e senza aver fatto fare centinaia di scatti a Lorenzo.

In lontananza lo Snaefellsjökull, dominava la penisola con la sua vetta bianca a far da contrasto all’azzurrissimo cielo di quella mattina d’estate, mentre noi ci avvicinavamo sempre di più.

Intanto la nostra Lonely Planet ci informava sulla credenza diffusa tra i gruppi new age che il Snaefellsjökull sia uno dei ‘grandi centri d’energia’ della terra, ed in effetti a guardarlo trasmetteva una certa aura di mistero! La fresca aria di mattina che ci faceva compagnia, e così arrivammo ai piedi del vulcano.

Dei cartelli ci sconsigliavano di salirci ma come se mai fossero stati visti proseguimmo su una strada che definire sterrata è riduttivo. 

Per una volta tutto liscio fino ad un punto dove non si poteva più proseguire dove iniziava la neve della vetta dove poter girare senza una meta.

La vista della penisola dall’alto era di certo degna di nota e così rimanemmo li un tempo indefinito a respirare quell’aria freschissima e a goderci quel sole che leggermente ci riscaldava.

Il nostro viaggio stava finendo non ci restava che tornare verso l’aeroporto dove il volo di ritorno ci aspettava felicissimi per tutto quello che avevamo vissuto in questo viaggio, felici di essere riusciti a vedere tutto quello che ci eravamo prefissi nel nostro super programma! 

Sembrava tutto filare liscio, il nostro volo atterrò a Berlino in perfetto orario e non appena scesi dall’aereo ci rendemmo davvero conto di quello che davvero aveva significato per noi l’Islanda.

Ce l’avevano detto lettori cari, ma non ci avevamo dato peso, il ritrovarsi in mezzo a tutta quella gente che correva e che non si guardava neanche in faccia presa dai propri impegni ci sembrò quasi assurdo, in Islanda il tempo non scorre come nelle nostre grandi grigie città.

Lì il tempo scorre più lento ed è dettato dalla natura che vive le sue fasi a pieno giorno dopo giorno.

Vi consigliamo vivamente di fare come noi questo viaggio in Islanda per riscoprire che l’uomo non è solo uno che lavora con la sua giacca e la sua cravatta senza perdere mai tempo.. siamo ancora in grado di passare le nostre giornate in maniera semplice apprezzando semplicemente tutto quello che è intorno a noi, e fidatevi che è fantastico.

Perdetevi anche voi, 

noi forse non ci siamo ancora ritrovati.